Monica Kircheis

Green and Light Beige Elegant Traditional Christmas Advent Calendar - 4

13. dicembre

Qual è il tuo primo ricordo legato alla musica?
 
Beh, sicuramente risale al giorno in cui mio padre acquistò un vecchissimo pianoforte verticale. Era un oggetto tremendo, scassato, comprato non per suonare, ma per arredare casa. Ma come spesso succede, la curiosità mi portò a schiacciare quei tasti e da lì mio padre decise per me: “Farai pianoforte”. Mi iscrisse alla Civica Scuola di Musica.
 
A dire il vero, non è stata una mia scelta, l’ho subita. Avevo sette anni, e per tutto il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, suonare è stato un peso enorme. All’epoca la Civica era estremamente impegnativa, con un livello altissimo sia tra i docenti sia tra gli allievi. Era un ambiente di grande prestigio, ma allo stesso tempo molto severo. Non c’era alcuna attenzione agli aspetti psicologici o emotivi dei bambini, si pretendeva moltissimo. Tornata a casa, mi aspettavano le stesse aspettative. Sapevo che l’unico modo per uscirne era finire il ciclo di studi. E così ho fatto, ma è stato faticosissimo. Non posso dire che la musica mi abbia spinta, ero solo una bambina curiosa con un pianoforte in casa. Però va bene così, a volte la vita va come deve andare.
 
Una volta diplomata a 24 anni – impresa che ancora oggi mi sembra incredibile – ho capito che non sarei mai diventata una pianista concertista. Insegnare era l’unica strada possibile, e così mi sono dedicata al rapporto one-to-one, sempre e solo con i bambini. Per 30 anni ho insegnato pianoforte privatamente, in scuole montessoriane o all’istituto francese, ottenendo anche belle soddisfazioni. Alcuni miei allievi sono entrati in conservatorio o alla Civica. Ma quando crescevano, mi spaventavo e li affidavo ad altri insegnanti.
 
Poi, un momento di profondo dolore e sofferenza ha stravolto la mia vita. Mi sono fermata e ho deciso: adesso voglio essere io a scegliere per me stessa. Avevo 50 anni, e reinventarsi non è semplice. Ma restando nel mio campo, ho trovato una nuova direzione: portare la musica fuori dai teatri. Nei parchi, nelle scuole, nei cortili, nei centri psichiatrici, persino nel carcere di San Vittore. La musica è diventata un ponte per entrare in contatto con le persone, soprattutto con chi non l’aveva mai conosciuta.
 
Finalmente, a 50 anni, ho incontrato davvero la musica. Ho scoperto quanto mi fosse stata vicina per anni, senza che me ne accorgessi. Quanto abbia aiutato anche mia figlia nei momenti difficili. Era come se avessi un debito con la musica, e ho deciso di onorarlo. Ho iniziato con i primi concerti al Parco Sempione, e oggi il mio progetto è cresciuto tantissimo. Lavoro con un team meraviglioso di musicisti e, pur mantenendo radici nella musica classica, mi piace spaziare: jazz, klezmer, tango. Voglio che la musica raggiunga tutti, anche chi non ha mai avuto occasione di andare a teatro.
Ora posso dire che la musica sia la mia vita!
 
Non suono più il pianoforte dal giorno del diploma, se non in rare occasioni. Ogni tanto penso di riprendere, ma il tempo è poco.
 
E la voce?
 
La voce, in senso musicale, non ha mai fatto parte della mia vita. Ho cantato solo per i solfeggi, e non è mai stato il massimo. Però, organizzando concerti e presentandoli, ho imparato ad ascoltare e usare la mia voce. Nei contesti esterni, senza microfono, ho sviluppato una voce forte e chiara. Al chiuso, invece, riesco a modularla, adattandola all’ambiente. Anche questa è stata una scoperta arrivata a 50 anni, un altro tassello di questa rinascita.
 
Come ti prepari per un evento o una presentazione?
 
A dire il vero, sono un disastro con la concentrazione. Non so fare meditazione, non riesco a seguire tecniche precise per focalizzarmi. Però, quando si avvicina un evento, ho un piccolo esercizio che a volte faccio: provo il discorso davanti allo specchio. Non è una pratica sistematica, lo ammetto, ma quando lo faccio mi aiuta a visualizzare il momento e a sentirmi più a mio agio.
 
Durante l’evento, però, mi lascio trasportare. Non preparo un copione dettagliato e non mi concentro su ogni parola. Preferisco vivere la situazione e adattarmi a ciò che vedo e sento intorno a me. Certo, questo approccio aumenta il rischio di sbagliare, ma è il metodo che mi ispira di più. Sia che mi trovi in un parco, in carcere o in un altro contesto, seguo l’energia del momento.
 
Penso che la preparazione possa avere forme diverse per ognuno. Per me non si tratta di concentrarmi in senso stretto, ma di connettermi con l’ambiente e le persone che ho davanti. Questo mi permette di essere autentica e di trovare le parole giuste al momento giusto. Se dovessi affrontare qualcosa di più grande in futuro, magari cambierò strategia, ma per ora questo approccio mi ha sempre sostenuta.
 
Lucia Martinelli, 2024
profilo di Lucia Martinelli
Lucia Martinelli - foto scattata da Mara Bonazzi
Lucia Martinelli è diplomata in pianoforte. Nel tempo ha ideato e realizzato il progetto Musica nell’aria portando la musica fuori dai teatri e dai soliti stereotipi, perché la musica è un bene globale e una bellezza che appartiene a tutti.
 
 
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Laura
Laura
11 mesi fa

Una bellissima storia, grazie di cuore per averla condivisa con noi
Laura