Come mai inizio sempre con una serie di note lunghe

 

locandina dell'articolo "Come mai inizio sempre con una serie di note lunghe" con primo piano di Monica Kircheis

Quando studiavo flauto uno degli esercizi più gettonati dai miei Maestri erano le famose note lunghe, che servivano a migliorare la qualità del suono. Non tutti apprezzavamo le note lunghe, perché più che esercizi volevamo tutti suonare i pezzi, le sonate e i concerti. Eravamo più o meno convinti che gli esercizi stessi non fossero musica, perciò noi fremevamo per suonare veramente, non passare il tempo a fare dei “semplici” esercizi. Come mi sbagliavo, ma questo lo compresi più tardi.

Definizione

Io ero meno avezza a macinare centomila note al secondo, così di conseguenza amavo quei momenti e mi beavo nel suono. Mai avrei pensato di iniziare le lezioni di voce che impartisco con delle note lunghe.

All’inizio di una lezione chiedo ai miei allievi di cantare una prima sequenza di note. Non sono veri vocalizzi come siamo abituati a sentire e non servono per sapere fin dove va la tua estensione vocale. Chiedo di tenere ogni singola nota per il tempo di un respiro confortevole, perciò non troppo lungo, ma neanvhe corto. Durante questo respiro si emette il suono su una data altezza, possibilmente comoda e chiedo di cambiare semplicemente la vocale. Essendo la nota tenuta, si ha tutto il tempo necessario per poterla ascoltare. Ascoltare le caratteristiche che porta con sé e avere il tempo di notare se e quali sensazioni l’accompagnano.

Questo il motivo per cui anche con chi vuole migliorare la voce parlata, lavoriamo sulla voce cantata, in quanto la parola interrompe continuamente il suono e non hai il tempo necessario per poterti ascoltare.

La loro funzione

L’obiettivo di questo primi suoni è avere materiale di paragone con i suoni emessi alla fine della lezione. Questa prima sequenza è il punto di partenza di quella lezione. L’allievo arriva sì con una richiesta e proprio per questo è importante sapere non solo cosa vuole ottenere, ma anche da dove parte. Così lo spiego anche ai miei allievi. Inizialmente pensano che debbano mostrare la loro bravura e mancano la finalità di tale pratica. Infatti serve veramente a marcare qual è il punto di partenza di quel momento, come si presenta la voce in quel preciso istante. Non servono né strategie né tecniche particolari da mettere in atto, semplicemente sapere lo stato della voce attualmente.

Risultato

A meno che la lezione non sia focalizzata sul repertorio, in quel caso si parte subito con il pezzo, la sequenza iniziale la considero una necessità. Non solo per poter confrontare l’inizio con la fine della lezione, oltre a notare l’evolversi della persona e della sua qualità sonora, ma per sapere come proseguire le lezione vera e propria. Infatti mi baso molto su quello che sento nel suono della voce, sulle impressioni dell’allievo rispetto a queste prime note e dalle richieste poste inizialmente da parte dell’allievo.

Dal suono prodotto sento se ci sono tensioni, quali sono e dove potrebbero trovarsi. Di seguito guardo anche la persona per avere conferma o meno di quello che sento. Ascolto quanta risonanza c’è e se il corpo permette o meno la diffusione del suono. Do attenzione ai vari parametri del suono e come sono equilibrati fra loro. Ascolto l’effetto che i suoni hanno su di me. Riesco a capire dove va l’attenzione. Scopro dove ci sono margini di miglioramento e se la voce è disposta a intraprendere un lavoro su quell’aspetto oppure no, se posso affrontarlo direttamente o se sia meglio prenderla alla larga. In alcuni casi la voce mi dice categoricamente dove oggi non vuole assolutamente lavorare.

Oltre a tutto ciò, si aggiunge successivamente l’impressione di chi ha emesso i suoni. Alcune volte dà più importanza all’effetto acustico, altre alle sensazioni corporee. Sicuramente il mix tra le mie impressioni e quelle dell’allievo stesso mi orientano nella lezione stessa.

Cosa non sono

Si dà sempre molta importanza al riscaldamento della voce, come se fossimo degli atleti anche se non lo siamo. Diamo troppa importanza alla parte muscolare delle corde vocali e meno alle altre parti che contribuiscono alla creazione di un suono di qualità. Spesso il riscaldamento serve solo per portare l’attenzione al canto stesso, in quanto non siamo capaci di entrare immediatamente nel qui e ora e serve in qualche maniera come routine per ricordarci cosa stiamo facendo. Poi possiamo anche fare qualche vocalizzo, ma in maniera consapevole.

Le note lunghe ti obbligano a dare attenzione ai vari dettagli e possono dare grande soddisfazione.

Difficoltà

A volte però ti creano lo stress da prestazione, ti dimentichi che servono semplicemente per conoscere il tuo punto di partenza. Spesso lo vedi come un mostrare quanto si è bravi, mostrare quanto abbiamo studiato e quanto siamo migliorati. Ci lasciamo prendere dal giudizio e speriamo di essere degni di chi ci ascolta. La paura di non essere abbastanza si fa largo invece di sperimentare e vedere i risultati qualsiasi essi siano come il frutto di una sperimentazione.

Non è importante l’intonazione, non è importante che tipo di fiato hai preso, non è importante se esce un suono brutto o bello, non è importante se il suono è vibrante o meno, non è importante se è un suono chiaro o scuro, non è importante se limpido o opaco, non è importante se il suono risulta piano o forte, non è importante se emesso con fatica o con facilità, non è importante se…

Sono aspetti ai quali dare attenzione, da notare, ma senza giudicarli.

Conclusione

Servono colo come punto di partenza, nulla di più. Da qui inizia la ricerca.

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