Compositrici dimenticate: voci nell’ombra della musica classica
Le donne in musica
dal ciclo di conferenze “Frammenti d’Arte” 2025-26

locandina Frammenti d’Arte 2025-26 
programma Frammenti d’Arte 2025-26
Un viaggio tra arte e musica alla scoperta delle donne: dalle pioniere dimenticate alla voce come simbolo di libertà, dalle tradizioni vocali ai nuovi scenari contemporanei. Una conferenza che intreccia storia, fisiologia della voce e piccoli momenti esperienziali per restituire spazio e risonanza al suono femminile.
Compositrici dimenticate: le cinque che sono sopravvissute all’oblio (e le duemila che no)
Esistono almeno duemila compositrici di talento, attive tra il Cinquecento e il Novecento, i cui nomi non compaiono in nessun manuale di storia della musica. Non perché la loro musica fosse mediocre (dove è stata ritrovata, è risultata di qualità) ma perché il sistema culturale in cui vissero non prevedeva che una donna firmasse, pubblicasse o venisse ricordata.
Di queste duemila, una manciata è sopravvissuta all’oblio. Le chiamiamo compositrici dimenticate, ma sarebbe più preciso dire: le meno dimenticate tra le dimenticate. Clara Schumann, Fanny Mendelssohn, Hildegard von Bingen sono nomi che oggi compaiono nei programmi dei conservatori e sulle piattaforme di streaming. Sono l’eccezione, non la regola. La regola è il silenzio.
La conferenza “Le donne in musica” ovvero Voci nell’Ombra parte da qui: non per celebrare le cinque che ce l’hanno fatta, ma per capire attraverso le loro storie cosa accadeva alle altre, quelle di cui non sappiamo quasi nulla. Un viaggio tra storia, arte figurativa, fisiologia della voce e momenti di ascolto collettivo, per restituire al pubblico non solo informazioni, ma un’esperienza sensoriale diretta.

Le compositrici dimenticate: 5 nomi che (quasi) nessuno conosce
Prima di incontrare le cinque protagoniste della conferenza, vale la pena fermarsi un momento sulle altre. Su chi non ce l’ha fatta. Questi sono cinque nomi reali, documentati, quasi del tutto assenti dalla storia ufficiale della musica.
✅ Maddalena Casulana (1544 ca. – 1590 ca.)
Prima donna della storia a pubblicare musica a proprio nome: i suoi madrigali escono nel 1568. Nella prefazione scrive di voler «mostrare al mondo il vanitoso errore degli uomini di possedere essi soli doti intellettuali». Oggi la conosce quasi nessuno.
✅ Maria Rosa Coccia (1759–1833)
Prima donna a ottenere nel 1774 il titolo di maestro di cappella in Italia. L’incarico non le fu mai conferito. Le sue composizioni, inviate a regnanti e personaggi illustri, le valsero solo elogi. Nessuno le stampò. Finì nell’oblio.
✅ Marianna Martines (1744–1812)
Viennese, allieva di Metastasio, Haydn, Porpora e Hasse. Scrisse messe di stile italiano che si dice Mozart conoscesse bene. Il suo nome è oggi «sostanzialmente dimenticato», come scrivono i musicologi che la stanno riscoprendo.
✅ Carolina Uccelli (1810–1885)
Compose un’opera, Anna di Resburgo, rappresentata a Napoli nel 1835. È stata rimessa in scena per la prima volta nel 2024, a New York, dopo quasi due secoli di silenzio totale. Per ritrovarla ci sono voluti cinque anni di ricerca archivistica.
✅ Élisabeth Jacquet de La Guerre (1665–1729)
Alla corte di Luigi XIV era considerata l’erede di Lully. Scrisse le prime sonate per clavicembalo in Francia, anticipando Couperin di dodici anni. Oggi il suo nome è noto quasi solo agli specialisti di musica barocca francese.
Cinque donne che non avremmo dovuto perdere di vista
La conferenza Voci nell’Ombra racconta le cinque compositrici e interpreti che, per ragioni diverse, un padre influente, un marito celebre, una città come Venezia, un’abbazia medievale, riuscirono a lasciare traccia. Non senza pagare un prezzo.
Hildegard von Bingen (1098–1179) è la più antica. Badessa benedettina, compose oltre 70 brani sacri nell’abbazia di Rupertsberg, il corpus musicale firmato più antico della storia occidentale a opera di una donna. La conferenza ne esplora anche la dimensione fisiologica: il canto gregoriano di Hildegard attivava nel corpo delle monache meccanismi oggi confermati dalla neuroscienza, dalla sincronizzazione del respiro collettivo all’attivazione del nervo vago.
Barbara Strozzi (1619–1677) operò nella Venezia barocca, unica città dell’epoca dove una donna poteva circolare negli ambienti intellettuali senza essere necessariamente nobile o monaca. Compose 125 brani vocali in 8 raccolte: più di qualsiasi altro compositore del Seicento nel suo genere. Il prezzo fu una reputazione perennemente sotto attacco.
Anna Magdalena Bach (1701–1760) era una cantante di corte professionista prima di sposare Johann Sebastian. Divenne copista instancabile, con una grafia tanto simile alla sua da ingannare i musicologi per generazioni. Il caso aperto: le Suite per violoncello solo non esistono in nessun manoscritto originale di J.S. Bach. La sola fonte è una copia di Anna Magdalena, che firmò «Scritta da Madame Bach, sua sposa».

Fanny Mendelssohn (1805–1847) ricevette la stessa formazione musicale del fratello Felix, dagli stessi maestri, con risultati comparabili. Il padre scrisse nero su bianco che la musica doveva restare per lei un «ornamento». Per quarant’anni diresse i celebri Sonntagskonzerte berlinesi senza riconoscimento pubblico. Sei dei Lieder pubblicati sotto il nome di Felix sono suoi.
Clara Schumann (1819–1896) inventò il recital pianistico moderno – la prima a suonare a memoria, senza partitura. Mantenne la famiglia con i concerti dopo la morte del marito Robert e promosse per quarant’anni la musica di lui, spesso a scapito della propria. Il suo Trio in sol minore op. 17 è oggi considerato uno dei capolavori della musica da camera romantica.
La voce che non si può cancellare
Uno degli elementi della conferenza è l’attenzione alla fisiologia della voce femminile come chiave di lettura storica e simbolica. La voce, a differenza di uno strumento, non appartiene a nessuno: non si può confiscare, non si può firmare, non si può del tutto vietare.
Le tradizioni vocali femminili come il lamento funebre mediterraneo, la ninna nanna, il canto sacro conventuale, sono esistite per millenni al di fuori del sistema musicale ufficiale. Non hanno mai avuto un’autrice perché erano collettive. Eppure sono musica elaborata nella sua forma più pura: codificata, tramandata con precisione, sopravvissuta senza carta né inchiostro.
La conferenza ha incluso momenti di ascolto guidato dall’O Euchari di Hildegard al Lagrime mie di Strozzi, passando per il Trio di Clara Schumann.
Il numero che cambia tutto
Duemila. È il numero delle compositrici documentate tra il Cinquecento e il Novecento che non compaiono nella storiografia musicale ufficiale, alcune nominate nella scorsa conferenza. Non figure marginali: donne di talento documentato, la cui musica è stata ritrovata negli archivi dei conventi, nelle biblioteche private, negli scaffali polverosi delle corti europee. Adriano Bassi ha dedicato loro una guida.
Di fronte a questo numero, Clara Schumann e Fanny Mendelssohn non sono le protagoniste della storia delle compositrici dimenticate. Sono le sopravvissute. La storia vera è quella delle altre.

Monica Kircheis
Sono flautista, cantante e mentore vocale con un approccio che integra fisiologia e neurologia applicata.
Lavoro con coristi, cantanti e strumentisti che vogliono usare la voce con più facilità e naturalezza partendo da corpo, sistema nervoso e percezione.
Questo blog raccoglie riflessioni ed esperienze che spero possano ispirarti.
Interessante vero? Allora leggi QUI:
